La Scuola di specializzazione in Malattie dell’Apparato digerente dell’Università Magna Graecia di Catanzaro conquista nove borse di specializzazione, confermando l’eccellenza della rete formativa calabrese nel settore della gastroenterologia.

Il risultato comprende sei borse ministeriali, una borsa regionale finanziata dalla Calabria e due posti riservati al Sistema sanitario nazionale. Un traguardo che valorizza l’attività assistenziale e la formazione specialistica assicurate dalla scuola, rafforzando il ruolo di Catanzaro nella preparazione dei futuri gastroenterologi.

L’obiettivo, sottolineato nella comunicazione della scuola, è formare professionisti altamente qualificati e contribuire alla costruzione di una rete di eccellenza per la salute in Calabria. Un investimento sulla formazione che può tradursi in nuove competenze, maggiore qualità dell’assistenza e più concrete opportunità per i giovani medici intenzionati a restare e lavorare sul territorio.

«Catanzaro forma specialisti per il domani» è il messaggio scelto per accompagnare l’annuncio. Il risultato viene presentato come il riconoscimento del lavoro svolto negli anni dalla gastroenterologia calabrese e dell’impegno della Scuola di specializzazione diretta dal professore Ludovico Abenavoli. Lo abbiamo intervistato.

Professore Abenavoli, nove borse di specializzazione rappresentano un risultato importante: che valore ha per la Scuola e per l’intera gastroenterologia calabrese?

È un risultato che ci rende particolarmente soddisfatti, perché premia un percorso costruito negli anni e testimonia la capacità della nostra Scuola di offrire una formazione specialistica solida, integrata con un’attività assistenziale di elevato livello. Nove posti rappresentano un numero significativo e ci consentono di guardare al futuro con maggiore fiducia. Non considero però questo risultato soltanto un riconoscimento per la Scuola di Catanzaro. Si tratta di un risultato per l’intera gastroenterologia calabrese, perché significa investire concretamente sulla formazione di una nuova generazione di specialisti che potrà rispondere ai bisogni di salute della nostra regione.

Le borse comprendono sei posti ministeriali, una borsa regionale e due posti riservati al Sistema sanitario nazionale. Quali prospettive formative e professionali offriranno ai giovani medici?

La nostra responsabilità è offrire ai giovani medici una formazione completa, moderna e realmente professionalizzante. Lo specializzando deve poter acquisire competenze nella gestione delle principali patologie gastroenterologiche ed epatologiche, nell’endoscopia digestiva e nelle nuove tecnologie, confrontandosi quotidianamente con la pratica clinica. La forza della nostra Scuola è inoltre quella di operare attraverso una rete formativa regionale, che permette di conoscere realtà assistenziali differenti e di maturare un’esperienza ampia. L’obiettivo è formare specialisti che al termine del loro percorso, siano pronti ad affrontare con autonomia e competenza le esigenze della sanità contemporanea.

Quali sono oggi i punti di forza della Scuola di specializzazione dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, sia sul piano didattico sia su quello assistenziale?

Direi innanzitutto l’integrazione tra università, assistenza e territorio. La formazione non può essere soltanto teorica: deve avvenire dove si curano i pazienti e dove esistono volumi e complessità cliniche capaci di far crescere professionalmente uno specializzando. A questo si aggiungono la ricerca scientifica, le collaborazioni nazionali e internazionali e una rete formativa che coinvolge diverse realtà della Calabria. Vogliamo che i nostri giovani non siano semplicemente spettatori, ma protagonisti del percorso clinico, scientifico e assistenziale. Una Scuola di specializzazione deve insegnare il sapere, ma soprattutto il saper fare.

La formazione specialistica può contribuire a contrastare la fuga dei giovani medici dal Mezzogiorno? Quali condizioni sono necessarie per convincerli a restare in Calabria?

Certamente, ma la formazione da sola non basta. Dobbiamo offrire ai giovani una prospettiva concreta. Se un medico trova una formazione di qualità, strutture nelle quali crescere, possibilità di fare ricerca e soprattutto concrete opportunità professionali, avrà molte più ragioni per costruire qui il proprio futuro. Non dobbiamo chiedere ai nostri giovani di restare in Calabria per spirito di sacrificio. Al contrario dobbiamo creare le condizioni perché restare in Calabria sia una scelta professionale competitiva. Anche io ho scelto di tirare in Calabria, perché credo fermamente in questo progetto. Ma tutto ciò significa investire sulle persone, programmare correttamente il fabbisogno di specialisti e costruire percorsi che colleghino formazione, assistenza e successivo inserimento nel sistema sanitario.

Quali sono le principali emergenze della gastroenterologia calabrese e in che modo la Scuola può contribuire a rafforzare la rete dei servizi sul territorio?

La gastroenterologia sta affrontando una crescita importante della domanda assistenziale. Pensiamo alle malattie croniche del fegato, alle patologie infiammatorie intestinali, ai disturbi funzionali e alle patologie oncologiche dell’apparato digerente, ma anche alla necessità di garantire un’endoscopia sempre più avanzata e una prevenzione efficace. La risposta non può essere affidata a singole strutture che lavorano isolatamente. Serve una vera rete regionale, capace di integrare ospedali, università e territorio e di definire percorsi condivisi per i pazienti. La Scuola può contribuire formando professionisti con una visione comune e favorendo quella cultura della rete che considero indispensabile per migliorare l’assistenza e ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

Guardando ai prossimi anni, quali obiettivi si pone la Scuola e quale ruolo intende svolgere nella sanità regionale e nazionale?

L’obiettivo è continuare a crescere, senza perdere di vista la nostra missione principale. Vogliamo rafforzare ulteriormente la qualità della formazione clinica ed endoscopica, la ricerca, l’innovazione tecnologica e le collaborazioni nazionali e internazionali, offrendo ai nostri specializzandi opportunità sempre maggiori di confronto e mobilità. Allo stesso tempo sentiamo una forte responsabilità nei confronti della Calabria. Una Scuola universitaria deve essere capace di produrre conoscenza, ma anche di trasformarla in salute e sviluppo per il territorio.

Il messaggio che vogliamo è quindi molto semplice. La Nostra Scuola di specializzazione è la sua rete, possono formare specialisti competitivi a livello nazionale e internazionale, contribuendo nello stesso tempo a costruire in Calabria la sanità del futuro. È su questa sfida che intendiamo continuare a lavorare.